Kar! Svegliati!!”
Sono le 7.00 in punto di mattina e come ogni mattina Sarita, mia madre mi chiama dal piano di sotto della villetta a schiera nella periferia di Bophal dove abito.
Mi chiamo Shankar Buhvan, sono un ragazzo di 19 anni e mezzo, capelli arruffati scuri e due grandi occhi verdi (come mi descrive mia madre da quando avevo 6 anni). Sono uno scarso studente al quinto anno di liceo tecnologico ma nonostante questo sono sempre riuscito a cavarmela in tutta la mia “brillante” carriera scolastica. I miei interessi? Le solite cazzate che si dicono… musica, gli amici, le belle ragazze, ma io a differenza degli altri ho una vera passione per l’arte grafica al computer e per la musica elettronica. Nel tempo libero passo ore e ore a esprimere tutta la mia fantasia disegnando al pc o campionando e mixando musica.
Ora sono le sette e un quarto e sto beatamente dormendo stravaccato nel mio lettone a due piazze, mentre la sottile luce del sole viene filtrata dalla finestra della mia camera.
Al secondo richiamo di mia madre, spalanco gli occhi e togliendomi le lenzuola inizio ad urlare “Sono sveglio! Basta urlare!!” e come ogni mattina mi rimette sotto le coperte riassaporando il tepore delle letto e mi riaddormento.
Al primo piano della casa, mia sorella Ela e mio padre Gagan stanno finendo di fare colazione pronti ad intraprendere la loro nuova e fresca giornata, si svegliano sempre con il sorriso stampato sulla faccia, non ho la più pallida idea di come facciano loro, io di mattina divento intoccabile, nessuno può dirmi nulla.
Dopo essermi sciacquato la faccia con un po’ di acqua fredda, scendo la scala a chiocciola ed arrivo in cucina per fare colazione. Mia madre è un'insegnate di scuola elementare, ha la passione per la musica lirica e per i musical. Mio padre Gagan, è l’ultimo fratello di sette figli, lavora nella fabbrica di mio zio che costruisce treni; è un ottimo padre premuroso quanto basta.
Mentre Ela è mia sorella, abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto sarà anche perché ha solamente un anno in più di me. È una studentessa universitaria che ha appena terminato il primo anno di studi alla facoltà di psicologia. Mentre io, che dire… non sono proprio la pecora nera della famiglia, ma insomma tutta la famiglia mi vede ancora come un bambino nonostante io abbia 19 anni, forse perché non ho ancora portato ai miei genitori una ragazza da far conoscere o forse solo perchè non sono al corrente di quante cazzate ho già fatto nella sua breve ma intensa vita.
Finita colazione, mi lavo, mi vesto e come ogni mattina esco correndo da casa, sperando di non perdere il treno.
Liceo Tecnologico "Pavan" di Bophal.
“Ho finito di correggere le vostre verifiche di storia, ora ve le consegno” dice Avichal entrando nell’aula.
Avichal è il mio professore di storia e letteratura, è un uomo alto, con la pelata e con una folta barba che gli copre il viso, è anche un famoso scrittore e ama viaggiare.
Il professore e io abbiamo sempre avuto dei rapporti abbastanza tranquilli ma alla fine di quest’anno sembra proprio che ce l’abbia con me e non ne ho proprio la più pallida idea di quale potrebbe essere il motivo.
Quando viene nominato il mio nome, mi alzo in piedi e mi avvicino verso la cattedra sperando di aver raggiunto almeno la sufficienza. I miei desideri vengono però interrotti quando lo sguardo del professore assume una forma contrariata mentre rilegge il voto scritto sulla mia verifica.
“Non ci siamo ancora. Quando hai intenzione di metterti a studiare?!”
Non rispondo, prendo la verifica e leggo il voto.
Quattro e mezzo.
Rimango a bocca aperta, non ci posso credere, ho passato intere giornate a studiare storia per recuperarla e ho nuovamente preso un voto insufficiente.
Non riesco a trattenere il nervoso e con uno sguardo di ira mi volto e torno al mio posto bisbigliando qualche insulto rivolto al professore (che però fortunatamente non sente).
“Cazzo Kar, quanto hai preso?” mi chiede bisbigliando Pavitar il miglior amico. Pavitar è un ragazzo biondo con gli occhi azzurri, un po’ inusuale da queste parti dell’India. Ha origini europee, penso tedesche, i suoi genitori sono migrati in India quando Pavitare doveva ancora nascere a causa della guerra che ha distrutto l'intera Europa. Siamo compagni di classe e di banco dalla prima superiore, ormai lo reputo un fratello anche se a volte non lo sopporto proprio.
Sbatto sul tavolo del mio compagno la verifica un po’ accartocciata e mi siedo al mio posto incrociando le braccia, appoggiando la testa tra le braccia e chiudendo gli occhi.
“Quattro e mezzo!” mormora Pavitar “Kar se continui così rimarrai davvero bocciato quest’anno”
Non rispondo, non ho nulla da dirgli, sono troppo deluso. Rimango immobile con la testa tra le braccia
“Non dirmi che pensi ancora a Aditi? È per questo che stai andando così male?”
Ha ragione…cazzo Pavitar ha sempre ragione! Anche se non voglio ammetterlo ha ragione, è ancora una volta per colpa di quella ragazza se vado male… mi sono conosciuto a scuola tempo fa con questa ragazza, ha la mia stessa età però lei non studia, dopo il secondo anno di superiori ha deciso di mollare la scuola ed ora lavora come una commessa in un negozio di vestiti. Inizialmente siamo stati amici ma poi io mi sono innamorato di lei, dopo tanto tempo sono riuscito a dichiarare i sentimenti che io provavo ma purtroppo lei mi disse che non ricambiava, lì iniziò il mio lungo declino, continuai a sentirla per molti mesi nel tentativo di riuscire a convincerla, ma inutilmente.
“Amico mio quella ragazza te la devi far passare di mente! Ha già fatto la stronza con te una volta…”
“Non permetterti di chiamarla stronza Pav!” dico alzando la testa verso il mio compagno di banco e guardandolo con irritazione
“Non me ne frega un cazzo Kar! Ti stai rovinando la scuola per colpa sua! Davvero merita buttare cinque anni nel cesso per colpa di una stronza?!” mi urla ad alta volce Pavitar alzandosi dalla sedia
A sentire quelle parole sento salire dentro di me rabbia, non basta il quattro di storia, non basta il fatto che ho sempre in mente Aditi a sentire quelle parole stringo così forte la matita che ho in mano che la spezzo, poi di scatto mi alzo verso il mio amico e gli tiro uno schiaffo sulla guancia.
“Shankar Buhvan! Cosa diavolo stai facendo?!!” sento urlare il professore alzandosi di scatto in piedi e facendo cadere a terra la sedia
Non rispondo, sia io che Kar rimaniamo immobili, ci fissiamo negli occhi l’uno con l'altro, l'uno deluso dell'altro per ciò che avevamo detto o fatto.
“Shankar Buhvan! Esci immediatamente dalla classe e vai in presidenza!”
Presi il mio zaino e la mia giacca sbuffando, attraversai l’intera classe sostendendo gli sguardi dei miei compagni di classe increduli di quanto era successo e lanciando uno sguardo di rabbia chiudo la porta della classe sbattendola.
Casa Buhvan. 22.30
Mi trovo nella mia camera ora. Non ho cenato stasera, non avevo voglia e in più non mi sembrava proprio il caso, il professore ha chiamto i miei genitori oggi pomeriggi i quali si sono molto inalterati per il comportamento che ho avuto a scuola, tutti sono preoccupati dato che non se la sarebbero mai aspettato da una persona come me. Ora mi trovo seduto nella mia camera con la schiena appoggiata alla porta, tengo la testa fra le mani e in silenzio sento i miei genitori sotto parlare della mia situazione.
Dio quanto vorrei addormentarmi e sperare di svegliarmi quando tutto sarà finito, quando tutto sarà cambiato.
Sento la mia vita uscire fuori dai quei binari che mi erano stati imposti dai miei genitori. Sento che tutto sta lentamente crollando e io non ho la forza di riprendermi, di cercare di fare qualcosa.
Non basata solo la storia con Aditi, oltre ad aver litigato con Kar ora pure la scuola si mettte a complicarmi la vita.
A volte mi chiedo come facciano tutte le altre persone là fuori a vivere, a far andare le cose tutte nel modo in cui vogliono.
Mentre sento al piano di sotto i miei genitori preoccupati per me, mentre provo a chiamare al cellulare Kar sperando almeno che lui mi possa aiutare e perdonare, mentre riguardo al foto di sarah che tengo nascosta nel mio diario, sento che le lacrime stanno scendendo lentamente sulle mie guance
Inizia a girarmi forte la testa e a pulsare sempre più forte.
Aspetto qualche minuto ma nulla, il dolore non passa, inizio a preoccuparmi.
Esco di camera ed entro nel bagno, faccia attenzione perché mi sento le gambe leggere, come se stessi per svenire. Accendo la luce del bagno ed un urlo di terrore esce dalla mia bocca.
Il mio riflesso! I miei occhi!
Sento salire i miei genitori su per le scale mentre urlano il mio nome, ma io per paura chiudo al porta a chiave, non devono vedermi così.
I miei occhi sono diventati di colore nero pece e al posto di lacrime, dai miei occhi esce un liquido nero che mi ha sporcato tutte le guance.
Mio padre e mia madre ora si trovano davanti alla mia porta e mi stanno chiamando cheidendomi di uscire. Non so più cosa fare.
Dio mio cosa mi sta succedendo?! Basta!
Improvvisamente sento forte sensazione dentro di me, il mio cuore sta inizando a pompare il sangue più velocemente, i miei denti si stringono e i miei muscoli si flettono. Poi improvvisamente scatto verso la porta e con una forza sovraumana riesco a spaccare la porta in legno e balzo sopra a mio padre, poi le sensazioni si confondono, vedo tutto attorno a me girare e cado a terra svenuto.
Riprendo i sensi qualche minuto dopo, ovvero a me sembra esser passati pochi minuti ma penso di aver perso la concezione del passare del tempo. Il suono che mi fa risvegliare è quello di una sirena, cosa diavolo è successo?
Mi metto seduto sul pavimento e a fatica metto a fuoco ciò che vedo.
Oh mio DIO!!
Davanti a me, davanti ai miei occhi vedo il corpo di mio padre e mia madre stesi a terra!
Cosa cazzo è successso! Mi butto sul corpo di mia madre e quello di mio padre, gli chiamo! Oh mio dio sono morti! Cosa è successo?!
Poi il mio sguardo cade sulle mie mani sporche di sangue.
In quel preciso istante momento ho un flashback, rivedo quando salto addosso a mio padre e con le mie stesse mani gli rompo il collo e la giugulare, poi ancora quando salto addosso a mia madre e con un vaso gli rompo la testa.
Sono stato io! Scoppio a piangere, non ci posso credere. Non è vero! Non è possibile! Non può essere che sono stato io ad ucciderli!
Il suono delle sirene si avvicina.. la polizia! Qualcuno deve aver sentito le urla dei miei genitori e ha chiamato al polizia!
Devo…devo..devo scappare!
Improvvisamente la porta del corridoio si apre ed entrono quattro agenti con le pistole puntate verso di me.
“Fermati Polizia! Rimani con le mani in alto e non muoverti!”
Oh cazzo! Cazzo cazzo cazzo!
Non so cosa fare, i poliziotti mi puntano addosso le loro pistole.
“Ragazzo cosa è successo?! Chi ha ucciso i tuoi genitori?!”
Quelle pistole puntate verso di me mi creano una stana sensazione, sento crescere dentro di me una strana forza. Il cuore inizia a pulsare di più, i miei sensi si acutiscono in quanto inizio a sentire il rumore della goccia di sudore del poliziotto scorrergli sulla fronte mentre mi sta puntando addosso la sua pistola. Dagli occhi inizia di nuovo a uscire del liquido nero.
“Ragazzo stai bene?!” mi chiede un poliziotto vedendo gocciolare dai miei occhi quel liquido nero.
Oh mio dio! Mi sta di nuovo succedendo! No, non posso permettere che riaccada! Devo andarmene devo risucire a resistere a questa forza! Mi alzo in piedi.
“Mi dispiace ragazzo ma devi stare fermo”
Mi volto verso la finestra che ho sulla mia sinistra.
“Fermati! Fermati” mi gridano i poliziotti
Poi con un salto mi butto verso il vetro della finestra, che sotto il mio peso, si infrange e con uno straordinario salto riesco a raggiungere la strada sotto casa mia. Inizio a correre a tutta velocità.
Sento dietro di me degli spari e le macchine della polizia partire per fermarmi ma io continuo a correre.
Attraverso tutto il mio isolato, il suono delle sirene della polizia ha svegliato tutto il vicinato e io non sono ancora riuscito a trovare un posto dove nascondermi.
Infine riesco a raggiungere un parco a due isolati da casa mia e ci entro dentro, nel vedeemi arrivare di corsa gli spacciatori di droga che si anscondono nel parco iniziano a nascondersi pensando che si tratti della polizia. Anche io voglio trovare un posto dove nascondermi, ad un tratto sento qualcuno che mi chiama.
“Ehi! Ehi! Vieni aiutami a spostare questo tombino e ci nasconderemo assieme!”
Mi volto e vedo su una strada una ragazzina bianca che mi sta facendo cenno di seguirla, assieme riusciamo ad alzare il tobino, scendiamo nelle fogne e lo richiudiamo sopra di noi.
Facendo silenzio, la ragazza mi fa strisciare tra lunghe e strette tubature, l'aria si fa pesante ed la puzza delle fogne mi fa salire il vomito. Ad un tratto giungo in quello che sembra essere una diramazione dei cunicoli, dove sono sitemati dei materassi e delle bottiglie di alcolici.
La ragazza si volta verso di me “ Lo so, immagino che per te questo posto sia peggio che il tuo water, ma qui puoi stare tranquillo che nessun poliziotto ti venga a cercare. Io mi chiamo Regan. Tu come ti chiami? E come mai stavi scappando?”
CONTINUA....
NEWS
Già il secondo numero?! Ebbene sì. Inizio pian piano ad entrare bene dentro i meccanismi della blog-novel e cerco di tentare di scrivere testi più brevi ma con frequenza più ridotta. Coninuano ad essere mostrata l'avvenutura di Kar nel seguire il suo destino che lo porterà a diventare il ricettacolo del Dio della distruzione Shiva.
Pe ora non posso dire altro, vi consiglio solo di continuare a leggere i prossimi numeri!
Inoltre, se siete interessati a questa blog-novel, vi consiglio anche di tenere d'occhio le uscite di NWN, in quanto potrebbe apparire prossimamente un altra blog-novel sempre ambientata nel mondo di Shiva - God of Darkness.
Pe ora non posso dire altro, vi consiglio solo di continuare a leggere i prossimi numeri!
Inoltre, se siete interessati a questa blog-novel, vi consiglio anche di tenere d'occhio le uscite di NWN, in quanto potrebbe apparire prossimamente un altra blog-novel sempre ambientata nel mondo di Shiva - God of Darkness.
PREFAZIONE
Tra qualche decennio l’India e l’intero mondo orientale diverrà il centro del mondo, mentre gli altri vecchi continenti arrivati alla loro massima evoluzione crolleranno su loro stessi. Nuova Delhi diventerà una capitale mondiale sotto il comando del primo ministro Akabab il quale, da anni governa il paese benevolmente. Nonostante le nuove tecnologie e l’alto livello di evoluzione raggiunto dal popolo indiano, un arcano evento ormai dimenticato da quasi tutti sta per realizzarsi: la comparsa sulla Terra del dio Shiva segnerà l’inizio della fine.
22 maggio 2008
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