Secondo l’antica religione induista, all’inizio di tutto ciò che esiste, Ammavaru la dea madre, depose l'uovo primordiale dal quale vennero generati tre divinità Brama il creatore, Vishnu il conservatore e Shiva il distruttore. La Trimurti, la trinità, rappresenta il percorso che tutto ciò che esiste compie: la nascita, la vita e la morte.

NEWS

Già il secondo numero?! Ebbene sì. Inizio pian piano ad entrare bene dentro i meccanismi della blog-novel e cerco di tentare di scrivere testi più brevi ma con frequenza più ridotta. Coninuano ad essere mostrata l'avvenutura di Kar nel seguire il suo destino che lo porterà a diventare il ricettacolo del Dio della distruzione Shiva.
Pe ora non posso dire altro, vi consiglio solo di continuare a leggere i prossimi numeri!

Inoltre, se siete interessati a questa blog-novel, vi consiglio anche di tenere d'occhio le uscite di NWN, in quanto potrebbe apparire prossimamente un altra blog-novel sempre ambientata nel mondo di Shiva - God of Darkness.

PREFAZIONE

Tra qualche decennio l’India e l’intero mondo orientale diverrà il centro del mondo, mentre gli altri vecchi continenti arrivati alla loro massima evoluzione crolleranno su loro stessi. Nuova Delhi diventerà una capitale mondiale sotto il comando del primo ministro Akabab il quale, da anni governa il paese benevolmente. Nonostante le nuove tecnologie e l’alto livello di evoluzione raggiunto dal popolo indiano, un arcano evento ormai dimenticato da quasi tutti sta per realizzarsi: la comparsa sulla Terra del dio Shiva segnerà l’inizio della fine.

19 luglio 2008

Capitolo Due - Street life - Parte Uno

È solo passato un giorno da quando sono scappato di casa dopo aver inconsciamente ucciso i miei genitori e la mia vita è stata sconvolta interamente.
Ora mi trovo seduto su un vecchio materasso ammuffito, sotto la coperta che buttata a terra vicino a me una famigliola di topi di fogna a pensato bene di mettere su casa, vedo i topi entrare ed uscir; nell’aria un olezzo di fogna pervade e impregna tutto.
Mi viene da vomitare, ma non riesco a fare manco quello.
Mi trovo dentro le fogne di Bophal, mentre stavo fuggendo dalla polizia sono finito in un parchetto e una ragazza bionda mi ha chiesto di seguirla fin qua sotto per nasconderci.
Da quando sono qua dentro, la ragazza continua a tempestarmi di domande su chi sono, su da dove vengo e sul perché la polizia mi stava cercando, ma io non riesco a parlare, sono rimasto seduto qua sopra da quando sono arrivato. Le immagini, quelle immagini, il colore del sangue rosso acceso sulle mie mani, mi sembra di sentirne ancora l’odore.

La ragazza bionda che mi ha aiutato a fuggire si para improvvisamente davanti a me, comprendo quella poca luce che viene emessa dal neon.

“è da quando sei arrivato qua che non spiaccichi una parola, mi sto iniziando ad innervosire. Mi vuoi dire chi sei?!” mi chiede la ragazza con voce un po’ alterata

Io non muovo lo sguardo da terra e non rispondo.

La ragazza allora sbuffa e prosegue “Bene, non vuoi parlare? Non riesci a dirmi neanche come c***o ti chiami? Allora prego puoi tornartene da dove sei venuto e perdonami di averti aiutato a fuggire dalla polizia. Pensavo di averti fatto un favore a salvarti le chiappe ma evidentemente mi sbagliavo”

Ha ragione. Le devo essere grato per avermi salvato. Dopo tutto il casino accaduto è stata l’unica persona che sta cercando di aiutarmi. Vorrei parlare ma dalla mia bocca non riesco a far uscire nessun suono.

“Allora, non vuoi dirmi manco perché la polizia ti stava cercando? Ti hanno beccato spacciare droga? Cocaina? Hashish?”

Continuo a non rispondere, rimango immobile con lo sguardo fisso nel vuoto, sembra che non riesca manco a sentire le sue parole.

“Sai cosa ti dico allora” prosegue la ragazza visibilmente alterata “Vai a farti f*****e! Vedi di spostare il tuo culo da casa mia entro pochi secondi prima che inizia a farti del male!”

“Grazie…”

È l’unica parola che riesco a dire mentre riesco a trattenere a stento le lascime. Poi scoppio, inizio a piangere a dirotto. Non riuscivo. Non ce la facevo a trattenere tutto dentro.
La ragazza si avvicina a me.

“Io…beh.. mi dispiace, non intendevo farti…” mi dice gentilmente la ragazza cerando di scusarmi

“No, non sei tu…” gli rispondo io tra le lacrime e tenendomi la testa tra le mani.

“Ora devi riposarti” mi dice la ragazza avvicinandomi un cuscino al materasso “ Lo so che questo posto fa schifo, ma ormai è diventata casa mia. Ora distenditi e tranquillizzati, penso che avremo molto tempo per parlare della nostra vita passata e dei nostri problemi”

Seguo il consiglio della ragazza, mi distendo sul letto e mi accovaccio su me stesso. Il cuscino puzza di muffa ma non importa, non sento più nulla.

“Regan… grazie”

A quelle parole, la ragazza si volta verso di me e mi sorride.
A mia volta cerco di sorriderle ma non ci riesco.
Poi chiudo gli occhi e con gli occhi ancora segnati dal pianto mi addormento.

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